Educare nella complessità verso una Pedagogia della Presenza
Le ragioni di una scelta
Sono molte le ragioni che mi hanno portata a scegliere di approfondire il tema della complessità in ambito educativo. Forse il motivo principale è che, lavorando nelle scuole da molti anni ( in particolare nei servizi per l’Infanzia 0-6 anni), si è reso più evidente il tipo di percorso umano e professionale che ha trasformato il mio modo di entrare a scuola come ‘esperta’ esterna. Si è trattato di un viaggio conoscitivo caratterizzato dallo sforzo di dar vita ad un dialogo davvero trasformativo con i bambini, le insegnanti, i genitori e le istituzioni, un dialogo cioè capace di modificare ed arricchire non solo i reciproci punti di vista, ma le nostre stesse identità.
Vi sono altre considerazioni che mi hanno indotta a questa scelta. Il particolare periodo di Riforme Scolastiche da attuare – nell’era della ‘Qualità Educativa’- di proposte di formazione agli insegnanti sui ‘disturbi specifici di apprendimento’ e quindi di richieste di interventi di psicologi nelle scuole, mi ha fatto considerare i contenuti di questa tesi pertinenti e utili per arricchire il dibattito sulla nostra professione.
Un’ ultima ragione, ma non meno importante, è legata al naturale e inevitabile intersecarsi e intrecciarsi del mio percorso professionale con il mio percorso formativo in Psicoanalisi della Relazione: come afferma Edgar Morin, solo i cambiamenti paradigmatici possono aiutarci a produrre quella ‘rigenerazione essenziale’ di cui la scuola ha bisogno e anche la psicologia. La profonda riflessione epistemologica che ha caratterizzato la mia formazione psicoanalitica, ha fatto emergere la mia capacità di porre domande, di non dare per scontato un contesto, permettendomi di vivere come le vere trasformazioni si hanno nella fase di applicazione delle teorie: nella pratica di tutti i giorni, infatti, la riflessione teorica prende forma o meglio, si riconcettualizza, mentre agisce sull’esistente. Con quali impliciti, io psicologa, entro in una scuola? Che rapporto penso ci sia tra psicologia e pedagogia?
Quali sono gli spazi in cui opera lo psicologo a scuola?
L’intervento nelle istituzioni scolastiche, così tanto definite dall’esterno, ‘istituite’ appunto, ha richiesto una responsabilità profonda e vera nel mio agire, che si è manifestata, e si manifesta, in un continuo e coraggioso dialogo: il dover essere dell’Istituzione si struttura intorno all’implicito del quotidiano e richiede quindi lo sforzo, per la nostra soggettività, di pensare in maniera creativa. Allora, nel tempo, l’obiettivo del mio intervento come psicologa nella scuola, è diventato quello di promuovere una singolarità, che non si apre semplicemente al confronto in un processo di crescita su se stessa, ma che, piuttosto, negozia la sua struttura, la sua identità in un processo di interazione permanente all’interno dei contesti. Lo sforzo è quello di considerare non solo le esigenze del singolo bambino, della singola famiglia, della singola insegnante, ma di considerare la singolarità come emergente solo se all’interno di una pluralità: il risultato è stata la creazione di occasioni, luoghi di riflessione, di forum – che ho chiamato ‘il pensatoio psicopedagogico’- all’interno di ogni scuola, di ogni sezione.
Educare nella complessità è il racconto del mio provare a rendere concrete le teorie condivise formazione psicoanalitica, ma anche di come, tale formazione, mi abbia portata a sentire che il paradigma della complessità ben rappresenta l’essenza trasformativa, la possibilità, la gioia, il piacere, la fatica del cambiamento come qualità intrinseca della scuola in quanto luogo di dialogo.
Rileggendo questa riflessione mi sono accorta di aver parlato più volte di sforzo, coraggio, responsabilità perché questo ‘modo di esserci’ nel mio lavoro quotidiano, è passato attraverso un percorso di legittimazione della creatività del mio pensiero e per questo ci occorre molto coraggio. Forse troppe volte, come esseri umani, abbiamo paura della creatività, anche della nostra, perché ci rende diversi.