Mustang

Sintesi del commento al film.
La visione del film sollecita tante tematiche. Che colpisce da subito, senz’altro quella legata alla dimensione socio-culturale di denuncia: la Turchia di oggi vive profonde contraddizioni, tra modernità, voglia di avvicinarsi all’Europa e pulsioni autoritarie. Dare questo taglio di lettura, tuttavia, rischia di farci sentire lontani nello spazio, o per lo meno nel tempo, rispetto alle condizioni e problematiche presentate e di lasciarci quindi semplici osservatori o descrittori.
Ciò che invece chiama in causa una riflessione anche su di noi e che quindi mi interessa proporvi, anche perché richiama maggiormente l’ambito psicologico, è ciò che riguarda il percorso di crescita e definizione di identità che viene portato nel film. Le protagoniste sono ragazze adolescenti che stanno crescendo e quindi fanno i conti con il contesto familiare, sociale, culturale che le circonda e a cui appartengono dalla nascita e sperimentano la difficoltà di rapportarsi con tutto ciò, trovando un proprio spazio di espressione in cui potersi definire per ciò che sono e con una loro identità.
È chiaro che nel film i valori e doveri che connotano la componente culturale sono forti e rigidi, visti da noi oggi (la “clausura”, i matrimoni combinati, la certificazione di verginità, ecc…), ma se esuliamo dai contenuti specifici, il percorso, il meccanismo di confronto/scontro per una definizione di sé, è esattamente lo stesso che vivono tutti gli adolescenti del mondo. E ancora di più, se ci riflettiamo, è lo stesso percorso che i ogni momento della vita tutti siamo chiamati a fare nel confronto con un contesto e con gli altri. Sarebbe quindi intanto interessante riflettere su cosa ognuno di noi sente come altrettanto rigido e limitante per la propria libertà d’essere e divenire, anche nel nostro contesto sociale e culturale attuale in cui ci troviamo in assenza di divieti e “muri” cosi evidenti e criticabili…ma in cui crescere e definirsi è comunque difficile! Nella nostra società e cultura in cui tutto è il contrario di tutto sembrano possibili, come mi definisco? Che caratteristiche assume il confronto con l’altro? C’è il confronto da noi? Nel film il confronto diventa scontro…da noi? Questa è una prima sollecitazione che vi lascio.
La seconda, a questa collegata, parte dall’analisi delle diverse reazioni che le cinque ragazze hanno alla propria condizione e che, per quanto detto, sono un’interessante esemplificazione della pletora di alcune possibili posizioni e strategie nel far fronte al “compito” di diventare se stessi, cui abbiamo fatto riferimento, non solo in adolescenza ma nel corso di tutta la vita. Nelle parole e nell’intento della stessa regista, “le ragazze sono viste come un’idra, un corpo a cinque teste con temperamenti molto diversi che mi permettevano di raccontare in maniera caleidoscopica i cinque destini possibili di una stessa donna”.
Abbiamo la prima sorella che si getta tra le braccia del primo arrivato, che rappresenta qualcosa di diverso dal recinto familiare in cui è chiusa e da cui si può far “portare via” e “salvare”, con la classica modalità da principe azzurro. La seconda sorella che si arrende e si adatta passivamente sposandosi con il marito concordato e facendosi letteralmente definire dall’esterno (colpisce quando durante la visita medica racconta di non essere vergine anche se lo è, spiegando che se dicesse la verità nessuno le crederebbe: lei è quello che gli altri vogliono e si aspettano che sia). La terza sorella, che piuttosto che annullare se stessa in vita, priva di ogni speranza e prospettiva di poter essere e fare qualcosa, decide di non essere affatto. E infine le due piccole che, insieme e non da sole, e questo già dice tanto, hanno il tempo di riflettere, interrogarsi sul senso e sul perché di quello che vedono man, mano accadere alle sorelle più grandi e possono quindi almeno provare ad affrontare la situazione. In particolare, la protagonista Lale incarna perfettamente lo spirito di ribellione e l’essere indomabile cui si rifà anche il titolo, tuttavia, per quanto venga spontaneo simpatizzare per lei e il suo gesto forte di rottura, è importante non considerare questo come un punto risolutivo. Nella ribellione di Lale c’è sì una reazione, ma che, al momento descritto dal film, si limita ad un porsi “contro” e scappare in un luogo idealizzato (Istanbul) dove si crede di poter finalmente essere libere e felici perché nessuno obbliga più a niente. In realtà, questo è solo il punto di partenza. Quello che Lale dovrà imparare e si spera possa fare, anche con l’aiuto della figura positiva di mediazione dell’insegnante (ma questo il film non ce lo mostra), è fare i conti con la realtà difficile in cui è nata e inserita e come questo faccia parte di lei ma non necessariamente la definisca e determini ciò che lei può o potrà essere e fare della propria vita.
A prescindere dalla mia famiglia, io chi vorrei essere? Cosa è importante per me, quali valori… ? Che magari vuol dire anche tornare a dei criteri della propria cultura di origine ma visti, vissuti in modo nuovo, con significati nuovi in cui trovare una prospettiva non con o contro ma “altra”, in quanto propria, attiva e non solo reattiva, per dare un senso e una direzione a se stessa e alla propria vita.

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