La medicina occidentale contemporanea, ancorché ricca di importanti successi tecnici e tecnologici, attraversa un periodo di crisi relativamente ai propri paradigmi epistemologici e statuti etici che determina una perdita crescente della dimensione relazionale e umana. Questa crisi strutturale investe con forza le ideologie della medicalizzazione e il concetto stesso di cura ed è caratterizzata da conseguenze pratiche significative sulla modalità di presa in carico della persona malata, sia a livello di organizzazione gestionale dei servizi sanitari, sia a livello di definizione delle funzioni e dei diversi ruoli professionali nel rapporto con il paziente. La modernizzazione della medicina, ad esempio, richiede alla figura del medico di essere sempre più diversa da quella del passato: chiede una esasperata specializzazione, una preparazione tecnologicamente spinta, una dedizione all’attività di ricerca e una assoluta disponibilità a tenere in considerazione, nel lavoro quotidiano, la dimensione economica degli interventi sanitari proposti. Uno dei più importanti motivi di tensione che agiscono sulla medicina contemporanea riguarda proprio un’insoddisfazione diffusa per questi nuovi principi fondanti, ritenuti spesso troppo lontani dalla realtà della presa in carico della persona malata.
Gli operatori, e i medici in particolare, percepiscono la nuova condizione che caratterizza la medicina e i sistemi sanitari come ostacolante rispetto all’obiettivo tradizionale di assistenza al paziente (care), al di là della terapia (cure).
La necessità di ritrovare valori diversi nella disciplina medica emerge prepotentemente nel momento in cui gli operatori si trovano ad affrontare patologie che, per le loro caratteristiche, richiedono una presa in carico globale della persona malata, come le patologie oncologiche e le patologie ginecologiche.
La proposta di avviare un progetto di ricerca all’interno dell’ospedale Valduce di Como, dedicato all’approfondimento delle dinamiche emotive e relazionali che toccano gli operatori proprio nel rapporto con pazienti oncologico-ginecologiche, nasce da un’esigenza espressa dagli operatori stessi, e in particolare dal Direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia-Ginecologia, dr. Carlo Belloni, conseguentemente alla percezione di una sempre maggiore difficoltà nella gestione di queste pazienti, all’interno di un contesto operativo mutato.
L’ospedale Valduce, negli ultimi anni, è stato infatti teatro di un processo di modernizzazione per cui si sono verificati diversi cambiamenti organizzativi interni che hanno coinvolto, in particolare, proprio i due servizi di Ginecologia ed Oncologia dove attualmente vengono curate le pazienti affette da patologia oncologica in ambito ginecologico: sembra quindi che le difficoltà relazionali indicate possano essere legate non solo alla peculiare problematicità della malattia, ma anche ad una dinamica più complessa di cambiamento nei valori della medicina e nell’organizzazione quotidiana del lavoro, che influenza inevitabilmente la rappresentazione delle funzioni e degli obiettivi propri dei diversi ruoli professionali e il rapporto con l’utenza.
Partendo dall’assunto secondo cui un’organizzazione non esiste solo come elemento esterno alle persone e ai gruppi che la costituiscono, ma viene da questi interiorizzata, diventando così parte integrante della loro identità e della loro esperienza (Kaneklin, Olivetti Manoukian, 1990), si è quindi ritenuto opportuno ricavare un quadro generale della situazione, con l’obiettivo di comprendere se le mutate condizioni potessero effettivamente avere degli effetti sulla rappresentazione di ruolo da parte degli operatori, e, nello specifico, sulla presa in carico dell’utenza oncologico-ginecologica.
Queste prime considerazioni hanno portato ad orientare le nostre scelte metodologiche verso un approccio qualitativo di ricerca mirato alla comprensione generale del cambiamento organizzativo e culturale avvenuto, ispirandoci alla teoria psicoanalitica dei Codici Affettivi di Franco Fornari. Una ricerca di questo tipo si caratterizza come sforzo conoscitivo diretto ad una comprensione e conoscenza di tipo situazionale, che riguarda il singolo fenomeno considerato nei vari modi di percepirlo e nei diversi atteggiamenti intenzionali dei soggetti coinvolti in esso.
Le ricercatrici che hanno preso parte a questo lavoro hanno contribuito all’intero processo esplorativo in entrambi i servizi di Ginecologia ed Oncoematologia, ma hanno successivamente approfondito tre tematiche distinte: le dinamiche specifiche legate al ruolo del medico in generale e in rapporto all’utenza oncologico-ginecologica; le dinamiche che interessano il personale paramedico; il confronto tra modalità relazionali e cultura affettiva delle due Unità Operative.
Nello specifico, vengono trattate qui le tematiche emerse nella ricerca riguardanti i medici ginecologi ed oncologi.
Nella prima parte si delineano gli aspetti fondamentali dell’approccio legato alla teoria dei codici affettivi di Fornari, contestualizzato rispetto ad altri autori psicoanalitici di riferimento.
Nella seconda parte si passa alla descrizione della ricerca vera e propria, in cui vengono definiti il contesto di intervento, le ipotesi e gli obiettivi di partenza e le scelte metodologiche ed operative (cap. II), per concludere con la discussione dei risultati.
In particolare, nel capitolo III, dopo una descrizione di come i medici ginecologi ed oncologi percepiscono i cambiamenti relativi al proprio ruolo e compito di lavoro e alla relazione con i pazienti, si è cercato di esplicitare le modalità di adattamento e sopravvivenza messe in atto dai medici stessi per salvaguardare i valori ritenuti fondamentali, in questo momento di transizione.
Nel capitolo successivo (cap. IV), viene approfondita la questione della problematicità nel rapporto con l’utenza oncologico-ginecologica, che impone ai medici di confrontarsi con la tematica del tumore, della morte e della difficoltà nella presa in carico della dimensione identitaria della paziente.
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